Ciclosofia

Il grande ciclosofico francese Didier Tronchet, nel suo libro “Piccolo trattato di ciclosofia” afferma: "La bicicletta modifica il tempo, ma anche lo spazio. Rifate con la macchina un tragitto particolarmente bello fatto in bicicletta. Fa schifo. È come se fosse un altro posto: si è impoverito".

La ciclosofia sostiene che quando si è in bici la percezione del mondo che ci circonda, ma anche di noi stessi, è diversa.

In bici tutto è diverso. Pedalare è meditazione e contemplazione. Il semplice ripetersi ipnotico del movimento sui pedali provoca benessere e rilassamento, e sicuramente buon umore. La mente si spegne per un po’, e molte cose della nostra vita possono mettersi a posto. Può capitare di fischiettare o cantare.

Una volta guadagnata confidenza con la propria bici ci si potrà sentire in forma, e il cervello sarà molto più lucido. I pensieri saranno molto più precisi, e il nostro atteggiamento verso la vita sarà aperto. Chi ci vive accanto se ne accorgerà. La nostra parte “bambina” ci ringrazierà. La fatica iniziale che faremo sarà ripagata.

Inizia il vero cambiamento, questa è 

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Andare in bici, e farlo in modo rilassato è, se vogliamo, qualcosa di semplice e banale, a differenza di tante cose complicate della vita. La parte più difficile è iniziare a farlo, vincere le resistenze che la nostra mente opporrà per non farci prendere la bici. Superate queste, in seguito diventerà difficile smettere di pedalare! Anzi, proveremo un senso di libertà unico: potremo scegliere il nostro percorso, i nostri tempi e ritmi, saremo consapevoli dei diversi vantaggi del pedalare.

Sicuramente nelle grandi città non è facile andare in bici. Dobbiamo mettere in conto che a volte ci sentiremo soli, e che dovremo affrontare - senza dar loro troppa importanza nè render pane per focaccia - le prevaricazioni continue nelle quali, inevitabilmente, ci imbatteremo: l'auto che ha fretta e che vuole passare, l'automobilista che non sopporta di essere superato da un ciclista, lo scooter che taglia la strada e così via. Noi saremo molto zen, e non cadremo nella "sindrome nevrotica" dell'automobilista consumato dal tempo, che deve sempre correre.

Non mancheranno anche gruppi di ciclisti agonisti che, magari, ci prenderanno in giro o ci insulteranno perchè ostacoliamo la strada o perchè non stiamo correndo come loro. Il rovescio della medaglia è che ci sentiremo come coraggiosi pionieri di un cambiamento possibile. Molto probabilmente ci sentiremo soddisfatti quando svicoleremo passando di fianco alle auto in fila, ferme nel traffico! Con il tempo, consolidando l'abitudine a muoversi in bici, anche quel piacere diventerà meno importante: non ci interesserà più alcun confronto con l'automobilista o gara con altri ciclisti a chi arriva prima. Saremo noi e soltanto noi con il nostro pedalare. E, come dice mirabilmente il poeta greco Costantino Kavafis, nella poesia Itaca , “il nostro viaggio sarà già la meta”.

Con ogni probabilità prenderemo in modo naturale la bici, senza avere necessariamente una meta da raggiungere. E forse, senza neanche sapere come, ci troveremo d'improvviso a guardare estatici un tramonto o a scoprire un pezzo della nostra città che non sapevamo esistesse, nonostante fossimo passati sempre di lì. Oppure ci fermeremo semplicemente a gustare un gelato al limone! Sapremo allora di essere diventati davvero “bicizen”, e scopriremo di essere sulla strada del “ciclo-satori”. Insomma, una volta arresi alla bicicletta, la nostra vita non sarà più la stessa, e corpo, mente e anima ringrazieranno. E se pedaleremo in modo zen, il tutto sarà ancora più appagante. Non sarà più l’andare in bici ma il “come” andremo che farà la differenza.

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