Cinquantacinque chilometri

 
di Luca Comello

2Non occorre la bici in bambù, tanto minimal da essere trendy. Basta una vecchia carcassa dei tempi delle superiori. Porta ancora quei ghiribizzi fluo sul telaio bianco così in voga tra gli anni Ottanta e i Novanta.

Sì. Va beh. E se fa freddo, come fai? Temo che tu non abbia mai pedalato. Ti posso giurare che non soffri il freddo, casomai il contrario.

Però, quando piove? Mi infagotto in una mantellina verde e infilo un paio di pantaloni impermeabili neri che chiudono pure le scarpe. Pedalare nella pioggia dà sollievo come latrare fuori dai polmoni la tua rabbia. Sei lì che spingi sulle gambe per metterti al riparo e ridi, cascasse il mondo non puoi far altro che aprire la bocca e crepare in una incontenibile, solenne risata.

Il mio posto di lavoro dista cinquantacinque chilometri.

Non riesco nemmeno a dire buongiorno a mia figlia. Glielo rinfaccerò tutta la vita, al mio posto di lavoro.

Esco di casa alle sei e cinquantadue. Appoggio la borsa del computer nel cestino davanti, inforco una bici da donna. Apro il cancello e comincio a pedalare. Non metto le cuffie: vuoi mettere i rumori e le poche parole qua e là.

C’è una pista ciclabile con sopra un ciclista, sempre lo stesso, che la percorre in direzione opposta alla mia. Ci scambiamo un cenno, io con la mano, lui con il mento. Mi coglie l’ansia se una mattina non lo vedo.

Sferragliando sui ciottoli del centro annuncio un altro giorno ai luoghi della mia città. Piazza San Giacomo, Piazza XX Settembre, la chiesa di San Francesco: Udine si desta, e così il sole, e la città dei piccioni si gusta gli ultimi istanti prima di ritirarsi.

Tiro i freni, metto giù i piedi, appoggio la bici e la chiudo con un grosso lucchetto. Sono le sette e zero uno che entro in stazione e monto sul treno diretto a Venezia.

Francesca Bianco - Pozzuoli (Na)Il viaggio in treno è una miniera di quaranta minuti che il tempo mi regala ogni mattina, e poi ogni sera. Lì dentro posso leggerci, guardare fuori dal finestrino, lavorare, chiudere gli occhi. Lì dentro ho scritto il mio primo romanzo. Sospetto che porti l’aroma cotto dei freni.

Il mio posto di lavoro dista cinquantacinque chilometri.

Cretino che ero prima! Cinquantacinque chilometri in automobile. Nessuno me lo renderà, quel tempo sciupato. E neppure i soldi mi ridaranno. Sborsavo su per giù duecentocinquanta euro al mese. Oggi posso essere preciso: sono sessantasette euro e cinque centesimi. Il costo dell’abbonamento regionale di seconda classe.

Basiliano, Codroipo, Casarsa, Cusano. Pordenone, la mia destinazione.

Ho un’altra bici ad aspettarmi. Quella con gli accenti fluo un po’ sbiaditi dalle intemperie. Un mezzo di trasporto, inutile essere tanto romantici. O meglio: il più veloce, economico e sostenibile mezzo di trasporto per muoversi in città. Il meno inquinante: se prima immettevo nell’ambiente ventuno chilogrammi di CO2 ogni giorno, oggi sono sceso a quattro.

Il tragitto dalla stazione al mio posto di lavoro è in lieve salita. Mi piace spingere sui pedali, dare ritmo, giocare al ciclista. A scanso di equivoci: ci sono anche certe mattine in cui il cielo è plumbeo, il fiato si accorcia, e quei dodici minuti sembrano eterni. Ma nella maggior parte dei casi ti senti come una batteria ricaricata. Dev’essere una faccenda chimica, questa roba qua.

Qualcuno mi guarda strano, mentre striscio il badge e faccio alzare la sbarra. A me viene da sorridere. Me li sono giocati bene quei cinquantacinque chilometri, penso.

Entro dai cancelli del mio posto di lavoro e alle otto in punto pedalo fin sotto alla mia palazzina.

 

Luca Comello(@comelluc) è manager d’azienda. Ha pubblicato diversi saggi sulla teoria della complessità applicata alla gestione d’impresa.

Per info: http://lucacomello.blogspot.it/

3 Risposte a “Cinquantacinque chilometri”

  1. Ottima scelta, io invece da pendolare da 25 anni in treno ho optato esclusivamente per la bicicletta, me ne sono “costruite” sei secondo le mie esigenze (la settima è in costruzione), capienti borse posteriori su ognuna, 15.000 km annui, nessun ritardo, sciopero, problemi di parcheggio, spese… Mai stato soddisfatto come ora (con sole, pioggia, neve, caldo o freddo)

     
    • Fabrizio Bonfanti
    • Rispondi
  2. complimenti, gran bel racconto e gran bella scelta, quella di pedalare e treneggiare.
    e poi il cognome mi suonava familiare ;-)
    Clara Comelli

     
    • clara
    • Rispondi
  3. Lei è un grande. Tanti saluti dalla Germania, dove vado sempre in bicicletta.
    In più io sono originario del Friuli come lei, e quando ho letto questo articolo mi sono commosso.
    Le auguro un grosso in bocca al lupo e forza ciclisti !

    Andrea Toso
    KOblenz – Deutschland
    ( Monfalcone Geboren )

     

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