Pillole di Zen

Pillole di zen “Pillole di zen” è una piccola guida di riferimento utile a chi si avvicina allo Zen. La terminologia utilizzata e le brevi storie zen proposte vogliono offrire un approccio “zen” alla bicicletta e al pedalare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Glossario Zen

Ciclosatori

termine coniato da BiciZen, che indica lo stato di grazia e illuminazione che si può avere quando si pedala

Enso

è una parola giapponese che significa cerchio e rappresenta l’universo, l’infinito.Viene disegnato da molti artisti in un momento di illuminazione o “satori”. Alcuni  lo disegnano con un’apertura nel cerchio, mentre altri lo chiudono.

Haiku

è un componimento poetico molto breve, nato in Giappone nel XII secolo, dai toni semplici e immediati. Ha in genere, come ispirazione, gli elementi della natura e delle stagioni o, semplicemente, il momento presente. La forma metrica dei versi dell’haiku segue un ordine preciso di diciassette sillabe: cinque, sette, cinque.

La bellezza dell’haiku sta proprio nella sua immediatezza, dove il linguaggio si fa essenziale , senza fronzoli, per esprimere l’emozione vissuta. Uno dei maggiori poeti di haiku è Basho. In Giappone oltre dieci milioni di persone scrivono haiku. Un esempio di haiku si trova nella sezione Pensieri, Racconti e Poesie

Koan

sono indovinelli di natura paradossale, la cui risposta non può venire dalla parte razionale di se stessi ma soltanto da quella intuitiva e profonda. Un esempio di koan:

Puoi produrre il suono di due mani che battono insieme. Ma che cosa è il suono di una mano sola?

Satori

il satori è il momento dell’illuminazione, ossia quando, all’improvviso, tutto diventa chiaro e la realtà appare come realmente è. La mente è spenta e si è in uno stato impercettibile dell’essere. É qualcosa che avviene nel momento in cui si abbandona qualunque idea di azione e semplicemente “siamo sintonizzati sulle nostre sensazioni”. In quell’istante tutto, d’improvviso, ha un senso.

Chi più chi meno ha provato, almeno una volta nella vita, piccoli momenti di satori, cioè quando tutta l’energia è indirizzata sull’esperienza che si stava vivendo. I bambini, anche se in maniera inconsapevole, vivono spesso momenti di satori. Crescendo questa capacità, purtroppo, si perde.

Zen

definire lo Zen è quasi impossibile. Lo Zen è una via, un cammino, un’esperienza diretta e concreta che ci riporta alla realtà, nel “qui e ora” e la mente si svuota dai pensieri. Uno studente Zen chiese ad un maestro in che cosa consistesse lo Zen, e lui rispose “Quando ho fame mangio, e quando ho sete bevo”. “Ma questo lo fanno tutti!” gli risposero. “Lo credete voi!” disse il Maestro. “Quasi tutti, quando mangiano o quando bevono sono con la testa altrove”.

Lo Zen rifiuta qualsiasi attaccamento dottrinale o religioso. Il detto zen “Se incontri il Buddha per strada uccidilo” sta a significare che non bisogna attaccarsi a nessun simbolo, religione o guru. Grande significato è attribuito al valore dell’esperienza.

Alcune storie zen

Non si può rubare la luna

Ryokan, un maestro di Zen, viveva nella più assoluta semplicità in una piccola capanna ai piedi di una montagna. Una sera un ladro entrò nella capanna e fece la scoperta che non c’era proprio niente da rubare. Ryokan tornò e lo sorprese. “Forse hai fatto un bel pezzo di strada per venirmi a trovare” disse al ladro, “e non devi andartene a mani vuote. Fammi la cortesia, accetta i miei vestiti in regalo”. Il ladro rimase sbalordito. Prese i vestiti e se la svignò. Ryokan si sedette, nudo, a contemplare la luna. “Pover’uomo” pensò, “avrei voluto potergli dare questa bella luna”. (tratto da “101 storie zen”, Adelphi editore)

Scheggia di tempo

Un signore pregò Takuan, un insegnante di Zen, di suggerirgli come potesse trascorrere il tempo. Le giornate gli sembravano molto lunghe, mentre assolveva le proprie funzioni e se ne stava seduto e impettito a ricevere l’omaggio della gente. Takuan tracciò otto ideogrammi cinesi e li diede all’uomo: “non si ripete due volte questo giorno, scheggia di tempo grande gemma. Mai più tornerà questo giorno. Ogni istante vale una gemma inestimabile”. (tratto da “101 storie zen”, Adelphi editore)

Perché vai in bicicletta?

Un maestro Zen vide cinque dei suoi studenti di ritorno dal mercato, in sella alle loro biciclette. Quando arrivarono al monastero, l’insegnante chiese agli studenti: «Perché andate bicicletta?» Il primo studente rispose: «La bicicletta sta portando questo sacco di patate. Sono contento di non dover portare il peso sulla schiena.» L’insegnante disse: «Tu sei un ragazzo intelligente. Quando sarai vecchio, non camminerai curvo come me.» Il secondo studente rispose: «Mi piace vedere altri posti, guardare gli alberi e campi lungo il sentiero.» L’insegnante lo elogiò: «I tuoi occhi sono aperti e in grado di vedere il mondo.» Il terzo studente rispose: «Il ritmo della pedalata fluida libera la mia mente e il mio corpo.» L’insegnante lo applaudì: «La tua mente rotolerà con la facilità di una ruota.» Il quarto studente rispose: «In sella alla mia bicicletta, vivo in armonia con la natura, l’ambiente e tutti gli esseri senzienti.» L’insegnante disse: «Stai pedalando sul sentiero d’oro della compassione.» Il quinto studente rispose: «Io vado in bicicletta per andare in bicicletta.» L’insegnante seduto ai piedi del quinto studente rispose: «Io sono il tuo studente.» (tratto da “The Bicycle: Vehicle for Societal Change”

Collera

Uno studente di Zen andò da Bankei e gli espose un suo problema: “Maestro, io ho certe collere irrefrenabili. Come posso guarirne”? “Hai qualcosa di molto strano davvero” disse Bankei. Fammi dunque vedere di che si tratta”.”Bè, così su due piedi non posso fartelo vedere”rispose l’altro.“Quando potrai farmelo vedere?” domandò Bankei.”Salta fuori quando meno me lo aspetto”rispose lo studente.”Allora,” concluse Bankei “non dev’essere la tua vera natura. Se lo fosse, potresti mostrarmelo in qualunque momento. Quando sei nato non l’avevi, e non te l’hanno dato i tuoi genitori. Pensaci un po’ sopra” (tratto da “101 storie zen”, Adelphi editore)

Dove c'è più luce

Un vicino trovò Nasruddin in ginocchio intento a cercare qualcosa. “Cosa stai cercando Mullah?”. “La mia chiave. L’ho persa”.
E i due uomini s’inginocchiarono insieme per cercare la chiave perduta. Dopo un po’  il vicino disse: “Dove l’hai persa ?”. “A casa”. “Santo cielo! Ma allora perchè la cerchi qui?”. “Perchè qui c’è più luce”. (tratto da “101 storie zen”, Adelphi editore)

Tutto è il migliore

Camminando per un mercato, Banzan colse un dialogo tra un macellaio e un suo cliente. “Dammi il miglior pezzo di carne che hai” disse il cliente. “Nella mia bottega tutto è il migliore” ribatté il macellaio. “Qui non trovi un pezzo di carne che non sia il migliore”. A queste parole Banzan fu illuminato. (tratto da “101 storie zen”, Adelphi editore)

Hakuin

Un giorno un samurai, un grande soldato, andò dal maestro spirituale Hakuin e chiese: “Esiste un inferno? Esiste un paradiso? Se esistono l’inferno e il paradiso, da dove si entra?”. Era un semplice guerriero. I guerrieri sono privi di astuzia nelle mente. I guerrieri conoscono solo due cose: la vita e la morte. Il samurai non era venuto per imparare una dottrina, non voleva dogmi, voleva sapere dov’erano le porte per evitare l’inferno ed entrare in paradiso. Hakuin chiese: “Chi sei tu?”. Il guerriero rispose: “Sono un samurai”. In Giappone essere un samurai è motivo di grande orgoglio. Significa essere un guerriero perfetto. Un uomo che non esiterebbe un attimo a dare la vita. “Sono un grande guerriero. Perfino l’imperatore mi rispetta”. Hakuin rise e disse: “Tu, un samurai? Sembri un mendicante!”.

L’uomo si sentì ferito nell’orgoglio. Sfoderò la spada, con l’intenzione di uccidere Hakuin. Il maestro rise: “Questa è la porta dell’inferno – disse – con questa spada, con questa collera, con questo ego, si apre quella porta”. Questo è ciò che un guerriero può comprendere. Il samurai rinfoderò la spada e Hakuin disse: “Qui si apre la porta del paradiso”. L’inferno e il paradiso sono dentro di te. Entrambe le porte sono dentro di te. Quando ti comporti in modo inconsapevole, si apre la porta dell’inferno; quando sei attento e consapevole, si apre la porta del paradiso. La mente è entrambi il paradiso e l’inferno, perchè la mente ha la capacità di diventare sia l’uno che l’altro. Ma la gente continua a pensare che tutto esista in un luogo imprecisato all’esterno. (tratto da “Scrigno Magico – Il maestro e il samurai”)

Una buona stagione

Centinaia di fiori in primavera, la luna in autunno, la brezza fresca d’estate, la neve d’inverno. Se non occupi la tua mente in inutili cose, ogni stagione è per te una buona stagione. (tratto da “Il libro delle 399 Meditazioni Zen”, Oscar Mondadori)

Serenità

In un giorno di sole sedere quietamente senza fare nulla. Arriva la primavera e l’erba cresce da sé (tratto da “Il libro delle 399 Meditazioni Zen”, Oscar Mondadori)

Tre ragioni per essere felici

La prima ragione è quando mi sveglio, perchè ho tutta una giornata davanti a me per fare bene tutto ciò che non ho potuto fare ieri, e quindi sono felice. La seconda ragione è a mezza giornata, perchè, se non sono riuscito a fare molto, ho ancora davanti a me una mezza giornata per migliorare e me ne rallegro. La terza ragione è alla sera, perchè la giornata è finita e se è andata bene sono felice, se invece è andata male sono felice che sia finita (Detto cinese)

La nostra paura più profonda

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?” In realtà chi sei tu per non esserlo? Il nostro giocare in piccolo, non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi cosicchè gli altri si sentano sicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesto ciò che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi. In ognuno di noi. E’ come se dentro di noi ci fosse un grande diamante con mille facce: alcune sembrano risplendere più di altre e ogni persona possiede, nel suo petto, un fulgido diamante con mille facce luminose. Il diamante è perfetto, senza la minima incrinatura. La sola differenza con gli uomini è il numero di facce che la nostra anima ha reso brillanti e luminose. Ogni diamante è diverso e ognuno è perfetto. E quando permettiamo alla nostra luce di risplendere, inconsapevolmente, diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso. (Marianne Williamson, citata da Nelson Mandela, durante il suo discorso di investitura a presidente, 1994).

Ad occhi chiusi

“Come fai a vedere le cose così chiaramente”? fu domandato ad un maestro Zen. E lui rispose: “Chiudo gli occhi” (tratto da “Il libro delle 399 Meditazioni Zen”, Oscar Mondadori)

Se arrivi alla radice

Se arrivi davvero alla radice, non sarai confuso dai rami; se conosci ciò che è essenziale, non sarai turbato dai dubbi.(tratto da “Le piccole illuminazioni”, Oscar Mondadori)

Il suono del ruscello

Un monaco appena entrato nel monastero domandò al maestro: «Non so da dove incominciare la mia ricerca: dammi un’indicazione».«Senti il suono del ruscello?»«Sì.»«Allora incomincia da lì.»(tratto da “Il libro delle 399 Meditazioni Zen”, Oscar Mondadori)

Una tazza di tè

Un filosofo si recò un giorno da un maestro zen e gli dichiarò:«Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i suoi scopi».«Posso offrirti una tazza di tè?» gli domandò il maestro. E incominciò a versare il tè da una teiera. Quando la tazza fu colma, il maestro continuò a versare il liquido, che traboccò. «Ma che cosa fai?» sbottò il filosofo.«Non vedi che la tazza è piena?»«Anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di idee perchè le si possa versare dentro qualcos’altro.»(tratto da “Il libro delle 399 Meditazioni Zen”, Oscar Mondadori)

Il millepiedi

Un millepiedi viveva sereno e tranquillo. Ma un giorno una rana gli domandò: «In che ordine metti i piedi l’uno dietro l’altro?»Il millepiedi incominciò a lambiccarsi il cervello e a fare innumerevoli prove. Il risultato fu che da quel momento non riuscì più a muoversi

Dove sei?

Il discepolo confida al maestro: «Mi sento oppresso. Non la smetto di oscillare tra questi due stati: un momento mi sembra di affogare e il momento dopo ritorno a galla. Quando potrò liberarmi da questo mondo di sofferenza? Quando sarò finalmente libero?» Il maestro non risponde nulla. Dopo qualche minuto il discepolo, sopreso, gli dice ancora:«Maestro! Non sono forse qui, seduto di fronte a te, a farti una domanda?»«Dove sei ora?» chiede il maestro.«A galla o sott’acqua?» (tratto da “Il dito e la luna”, Oscar Mondadori)

Sulla sponda di un lago

Una scimmia sedeva sulla sponda di un lago e vide il riflesso della luna nell’acqua. Incantata, entrò nell’acqua per prenderlo. Ma più cercava di afferrarlo e più il riflesso si sottraeva, frantumato in mille altri riflessi causati dalle onde che la scimmia produceva. La scimmia non riusciva a capire che era solo un riflesso. Alla fine, in un ultimo disperato di acchiappare la luna, si tuffò nell’acqua e annegò. Se avesse smesso di agitare l’acqua e avesse guardato in alto, avrebbe visto la vera luna nel cielo. (tratto da “Lo Zen e l’arte di innamorarsi”, Il Punto d’incontro)

La strada fangosa

Una volta Tanzan ed Ekido camminavano insieme per una strada fangosa. Pioveva ancora a dirotto. Dopo una curva, incontrarono una bella ragazza, in chimono e sciarpa di seta, che non poteva attraversare la strada.«Vieni, ragazza,» disse subito Tanzan. Poi la prese in braccio e la portò oltre le pozzanghere. Ekido non disse nulla finché quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non poté più trattenersi. «Noi monaci non avviciniamo le donne» disse a Tanzan «e meno che meno quelle giovani e carine. È pericoloso. Perché l’hai fatto?».«Io quella ragazza l’ho lasciata laggiù» disse Tanzan.«Sei tu che continui ancora a portarla»(tratto da “Lo Zen e l’arte di innamorarsi”, Il Punto d’incontro)

L'acqua e la Luna

Un monaco aveva a lungo studiato e meditato per raggiungere il satori. Ma senza successo. Convinto di aver fallito il suo scopo, una notte si recò al pozzo per attingere l’acqua con un vecchio secchio di legno. Tornando indietro, si accorse che l’immagine della luna si rifletteva nell’acqua del secchio. Si fermò ad ammirarla come in uno specchio. All’improvviso il manico si spezzò, il secchio cadde a terra e l’acqua si disperse, e, con essa, scomparve l’immagine della luna. Non più acqua, non più luna… il monaco ebbe un’intuizione della verità.(tratto da “Il libro delle 399 Meditazioni Zen”, Oscar Mondadori)

Lo spirito della montagna

Un monaco domandò un giorno al suo maestro:«Qual è la verità suprema?»«Com’è bella oggi la montagna» disse il maestro.«Non ti ho chiesto della montagna, ma della verità»aggiunse il monaco. Rispose il maestro:«Finchè non vedrai la montagna, non vedrai la verità»

 

5 Risposte a “Pillole di Zen”

  1. vale la pena dedicarci un po´di tempo, con calma…

     
  2. senza più fretta
    per omaggiare il maggio
    vo in bicicletta

     
    • Joshu
    • Rispondi
  3. C’è anche la bicitazione. L’ho scoperto quando, durante un giro che ho fatto in bici da solo, di una decina di giorni, qualcuno mi ha chiesto cosa pensassi mentre andavo in bici. E mi sono reso conto per molto del tempo delle 4 o 5 ore al giorno che pedalavo tranquillamente, non pensavo a nulla, ero semplicemente lì, nel mondo. Ero in meditazione senza accorgermene.

     
    • Deve essere stata una esperienza molto bella. Se ti fa piacere condividila con noi.

       
      • admin
      • Rispondi
  4. Sito molto gradevole e interessante che invita a molte riflessioni. A proposito non sapresti dirmi dove potrei trovare il testo di “Scrigno Magico – Il maestro e il samurai” (eventualmente anche in pdf)? Grazie mille

     
    • sandro
    • Rispondi

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