Il fallimento del colosso è una sconfitta per l’intero settore e torna ad accendere il dibattito sul futuro dei motori.
I veicoli elettrici sin dalla loro diffusione hanno presentato diverse insidie per le case automobilistiche. I costi maggiori di questa tecnologia rispetto ai tradizionali motori a combustione, unite ad una domanda che nel continente europeo e negli Stati Uniti fatica a decollare e alla agguerrita concorrenza delle aziende cinesi, hanno comportato per diverse aziende numerose difficoltà dal punto di vista economico.
Non ha poi certo aiutato il complicato periodo storico che stiamo vivendo. La pandemia ha messo a dura prova i bilanci aziendali, e provocato diversi ritardi nella produzione, e i recenti conflitti internazionali hanno reso più difficoltosi i collegamenti e la presenza delle aziende in alcuni territori.
Molte aziende, anche di grande importanza, nell’ultimo quadriennio sono state costrette ad attuare tagli alla produzione e licenziamenti per riuscire a restare a galla. Purtroppo però c’è anche chi si è trovato costretto ad alzare bandiera bianca, con grande rammarico di tutta l’industria dei motori.
Fisker, una delle aziende che maggiormente aveva puntato sulla diffusione dell’elettrico, negli scorsi mesi è stata costretta a presentare istanza di fallimento, dopo un periodo di grande crisi dal quale non è riuscita ad emergere. Lo scorso 17 Giugno, ai sensi del Capitolo 11, l’azienda ha dovuto alzare bandiera bianca.
Nel mese di Marzo non era riuscita a saldare un prestito da 8.4 millioni di dollari. Secondo quanto allora riportato da Reuters, sembrava che Nissan potesse accorrere in soccorso con un finanziamento, ma la trattativa non ha avuto buon esito, mettendo così fine alle speranze di Fisker. Poco dopo la società è crollata in borsa, ed è stata delistata dalla Nyse. L’azienda non ha potuto fare altro che constatare il fallimento, dichiarando tra i 500 milioni e 1 miliardo di dollari stimando una passività tra i 100 milioni e 500 milioni.
Fisker ha pagato le difficoltà del mercato dell’elettrico, ed è solo uno dei tanti casi di aziende in difficoltà sul mercato. La situazione della casa statunitense ha riaperto il dibattito sul futuro dei motori. L’Unione Europea, per esempio, ha posto il 2035 come data entro cui fermare la produzione di auto con motori a combustione, ma le difficoltà dell’elettrico spingono sempre più persone a chiedersi se non sia più prudente fare slittare la scadenza, o addirittura rivedere la decisione.
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