Un’ammiraglia che non alza la voce, ma fa notare ogni dettaglio. La nuova Porsche Panamera si prepara a un restyling mirato: piccoli ritocchi fuori, scelte strategiche dentro, con lo sguardo fisso sulle normative Euro 7.
Camuffature leggere, proporzioni immutate, un messaggio chiaro: qui non si stravolge, si affina. La terza generazione era nata da poco e oggi si avvicina al suo primo facelift. Porsche ha sempre preferito la chirurgia alla rivoluzione. E davanti allo schermo, tra ingrandimenti e zoom sui paraurti, ho avuto la stessa sensazione che si prova vedendo un orologio di alta gamma tornare in atelier per un controllo: niente di appariscente, ma tutto importante.
I prototipi mostrano prese d’aria lavorate con più precisione, una firma luminosa anteriore che sembra più tagliente e un posteriore con luci raccordate in modo più fluido. Le differenze potrebbero sembrare minime da lontano, poi l’occhio scopre i ritocchi: nuovi cerchi, griglia più aperta, profili aerodinamici limati. Sopra le mimetizzazioni non si vede tutto, e alcune soluzioni restano ipotesi finché non arriverà l’ufficialità. Ma il messaggio è coerente: meno rumore, più sostanza.
La terza generazione ha già investito pesante sull’ibrido plug‑in. Le versioni E‑Hybrid attuali usano una batteria da 25,9 kWh e dichiarano percorrenze a zero emissioni fino a circa 90 km WLTP. Un valore concreto, che ha cambiato le abitudini di tanti utenti casa‑ufficio. Il facelift potrebbe spingere ancora sulla parte elettrica: gestione termica più efficiente, ricarica ottimizzata, piccole riduzioni dei consumi in autostrada. Nulla di “spettacolare” sulla carta, ma cruciale in vista delle nuove prove di omologazione.
Le scadenze sono dietro l’angolo: per le auto, l’entrata effettiva scatterà tra il 2027 e il 2028, con fasi diverse per nuovi modelli e nuove immatricolazioni. Euro 7 non è solo gas di scarico. Introduce limiti per le polveri dei freni, attenzione all’usura degli pneumatici, controlli più severi a basse temperature. Tradotto su una berlina sportiva come Panamera: freni ottimizzati, mescole e filtri più evoluti, mappature del motore e dell’ibrido tarate per rendere bene anche a freddo. Qui Porsche gioca in casa. Sospensioni attive, assetto che controlla il rollio, trazione che “legge” l’asfalto: la ricetta c’è già, il restyling la può rifinire.
È plausibile una calibrazione più pulita dei V6 e dei V8 biturbo, magari con micro‑interventi su catalizzatori e gestione dei cicli. Ma finché la Casa non parlerà, le potenzialità restano ipotesi. Quello che si può dire è che la prossima Porsche Panamera dovrà essere più silenziosa quando serve, più parsimoniosa quando conviene, e ugualmente rapida quando lo chiedi. Chi l’ha guidata in elettrico all’alba lo sa: quell’andatura in punta di dita, con la città che si sveglia, è già un pezzo di futuro.
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