Una striscia di sabbia che scricchiola sotto i piedi, il profilo scuro delle colline, un mare che cambia umore a ogni nuvola. A Costa Rei senti il respiro della Sardegna senza filtri: luce netta, passi lenti, niente fronzoli. Il bello è che qui il sogno “caraibico” non è cartolina, ma quotidiano.
La prima immagine resta addosso: sabbia chiara come farina e acqua turchese che diventa blu dopo pochi metri. Non serve cercare paragoni. La chiamano “i Caraibi di casa” e, per una volta, l’iperbole regge. La spiaggia corre per circa dieci chilometri. È quasi ininterrotta, con dune basse e macchia che profuma di cisto e lentisco. Dietro, a pochi minuti, compaiono stagni costieri e campagne coltivate. Il ritmo cambia appena ti giri.
Questa costa sta nel sud-est dell’isola, nel Sarrabus. Costa Rei è frazione di Muravera e guarda verso Castiadas. Da Cagliari sono circa 70 km: un’ora e un quarto d’auto lungo la SS125. Strada scorrevole, curve morbide, un paio di punti panoramici che fanno venire voglia di fermarsi.
Il punto, però, non è solo il mare. A metà giornata te ne accorgi, quando il sole picchia e cerchi un motivo per restare oltre il bagno. Arrivano le alternative: una salita breve, un sentiero in cresta, una sosta in un sito antico. È qui che Costa Rei smette di essere spiaggia e diventa luogo.
La base è semplice. Quartieri sparsi, case basse, servizi essenziali. In estate trovi stabilimenti e tratti liberi. Alcuni tratti hanno assistenza bagnanti; utile con i bambini. Il vento di Maestrale può alzare onde e corrente: mattino spesso più calmo, pomeriggio più mosso. L’acqua inizia a scaldarsi a maggio, tocca i 24–26 °C tra luglio e agosto, resta gradevole fino a ottobre. I mesi migliori per tranquillità e prezzi? Giugno e settembre.
Parcheggi liberi e a pagamento punteggiano l’arenile. Meglio arrivare presto. Rispetta le passerelle e non calpestare le dune: la vegetazione le tiene in piedi. Quelle “alghe” sulla riva sono foglie di Posidonia: proteggono la spiaggia, non sono rifiuti.
Sotto costa il fondo è sabbioso e chiaro: perfetto per famiglie e per chi inizia con lo snorkeling. Maschera e pinne bastano per scorgere donzelle, salpe, qualche stella di mare vicino agli scogli. Due nomi da segnare: Scoglio di Peppino, affioramento granitico dal profilo tondeggiante, e Capo Ferrato, promontorio con falesie e calette. In alta stagione partono gite in barca e in gommone; in bassa, il silenzio vale il prezzo del biglietto.
Se ti piace camminare, prova il trekking a Monte Nai: dislivello moderato, vista larga su tutta la costa. All’interno, strade bianche entrano nella macchia mediterranea e invitano alla bici gravel. Gli appassionati di storia trovano siti nuragici nel raggio di pochi chilometri e gli allineamenti di menhir nell’area di Castiadas; alcune aree sono visitabili con guida, altre hanno accessi non sempre segnalati con chiarezza.
Gli stagni vicini ospitano aironi, cavalieri d’Italia e, in certe stagioni, fenicotteri. Giornata giusta, luce bassa: bastano un binocolo e pazienza. Per mangiare, la cucina parla chiaro. Fregola con arselle, formaggi ovini, verdure dell’orto e gli agrumi di Muravera quando è tempo. La sera, passo in riva e un gelato; il profumo di mirto arriva da solo.
Non serve prenotare emozioni. Serve tempo. Scegli un punto, aspetta che il mare cambi colore, guarda le nuvole inseguirsi verso sud. Ti verrà spontaneo chiederti: dove finisce davvero una spiaggia così, se continua negli occhi di chi la guarda?
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