Bjartmar Leosson, perché lo chiamano “L’uomo che sussurrava alle bici”?

Bjartmar Leosson è soprannominato “L’uomo che sussurrava alle bici”, molti si chiedono il perché soprattutto da quando è esplosa la sua notorietà. Andiamo a scoprire qualcosa di più.

Personaggio di grandissimo spessore emotivo è un uomo di grande personalità che è riuscito a conquistare tutti con i suoi gesti.

Cosa è successo con la bici
L’uomo che sussurrava alle bici (Instagram) Bicizen.it

Sicuramente avete sentito parlare di questo islandese di Reykjavik come il “bike whisperer”, uno in grado di raggiungere dei risultati importanti dal punto di vista dell’aiuto del prossimo. Ora però andiamo a leggere da vicino cosa ha fatto e perché si è guadagnato questo soprannome.

L’uomo che sussurrava alle bici, ecco perché

Bjartmar Leosson abita a Reykjavik in Islanda e viene soprannominato “L’uomo che sussurrava alle bici”. Da tempo ha iniziato a lavorare per trovare un dialogo con chi ruba le due ruote per restituirle ai legittimi proprietari. Un metodo straordinario che ha regalato dei risultati positivi nella sua zona con i furti che sono calati del 30% in due anni.

L’uomo ha capito che era importante dialogare soprattutto con tossicodipendenti che rubavano le bici per andarsi a procurare le dosi. Il soprannome è nato dal film di Robert Redford, L’uomo che sussurrava ai cavalli. La differenza è legata al fatto che in quel film il protagonista parlava con una tecnica speciale per curare cavalli feriti. Qui invece il nome sta a indicare questo straordinario metodo che ha permesso di evitare il dilagante pericolo legato alla delinquenza.

Cosa fa il ragazzo?
Bici, cosa è successo? (Bicizen.it)

Tutto è iniziato quando l’uomo è stato colpito in prima persona, quando gli hanno rubato la bicicletta. Da una denuncia praticamente inutile l’uomo si è messo a indagare da solo scoprendo che la sua bici, così come tanti altri modelli, erano finiti in un rifugio per senza tetto.

Così, dando una ricompensa loro, l’uomo ha motivato un gruppo di senzatetto, maggior parte dei quali ladri, per ricercare le bici che erano state rubate. E così tramite i social network è riuscito a restituire le bici a chi ne aveva denunciato la perdita.

L’uomo ha dimostrato che per l’intera collettività la giustizia riparativa è una soluzione migliore di quella penale anche considerando che il paese ha un solo penitenziario. A oggi il gruppo aperto dallo stesso Leosson ha 14mila iscritti attivi che tutti insieme stanno contribuendo a dare una svolta a un danno ingente per un’isola dove la bici viene utilizzata da molti come mezzo di trasporto principale. E chissà che questo metodo non si possa realizzare anche in Italia.

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