Un progetto che sembrava già in strada, luci accese e playlist pronta, fa inversione a U a pochi metri dal via: Honda e Sony frenano sull’elettrico e mettono in sospeso il sogno Afeela. Una scena che dice molto del nostro tempo, tra hype, conti che non tornano e aspettative da ritarare.
La retromarcia non arriva nel vuoto. Da mesi il mercato dei veicoli elettrici manda segnali confusi: crescita più lenta, tassi alti, usato che spinge, infrastrutture a macchia di leopardo. Honda lo ha messo nero su bianco il 12 marzo: stop a tre modelli a batteria, focus su tecnologie ibride, e una botta a bilancio stimata in circa 14 miliardi di euro. Un terremoto che non poteva non toccare la joint venture con Sony, nata nel 2022 per unire software, sensori, design e produzione.
Molti ricordano l’auto al CES di Las Vegas. La berlina Afeela 1 in passerella, luci dinamiche sul frontale, cabina pulita, tanta promessa digitale. E quel video virale: il prototipo mosso sul palco con un controller di PS5. Più simbolico che pratico, certo, ma l’idea era chiara: un’auto come piattaforma di intrattenimento, sicurezza predittiva, aggiornamenti continui. La visione c’era.
La decisione di Sony e Honda
Ma è a metà di questa storia che arriva il punto: Sony e Honda, tramite Sony Honda Mobility (SHM), hanno deciso di fermare lo sviluppo e il lancio del primo modello, la Afeela 1, e del secondo progetto, una SUV mostrata in forma di prototipo all’ultimo CES di Las Vegas e attesa — sulla carta — per il 2028. Stop immediato. L’auto era già prenotabile in California, con consegne previste in questi giorni.
Non ci sono dettagli pubblici su rimborsi o alternative per chi ha lasciato un deposito. SHM parla di “rivalutazione della direzione strategica”. Traduzione semplice: senza alcune tecnologie e risorse che Honda avrebbe dovuto fornire, il puzzle non regge più. Sony, Honda e SHM promettono un aggiornamento “appena possibile” sul destino dell’impresa condivisa. Un addio? Possibile, ma non confermato.
I costi di sviluppo delle auto elettriche restano alti. Le economie di scala, fuori dalla cerchia dei leader, arrivano lente. L’ibrido oggi convince molti clienti: prezzo più accessibile, autonomia senza ansia da ricarica, consumi bassi in città. Il contesto globale è volatile: incentivi a singhiozzo, dazi, materie prime in altalena. Per un brand generalista, bruciare margini ora può pesare più dei benefici di immagine.
Cosa cambia per chi compra
Meno scelta nell’immediato sulla fascia “tech di alta gamma”. L’idea di un’auto profondamente integrata con l’ecosistema Sony (intrattenimento, gaming, servizi cloud) va in stand-by. Possibile spinta su ibridi e ibridi plug-in nel breve periodo. Prezzi più stabili e rete assistenza collaudata. Se cercavi Afeela, conviene tenere il radar acceso ma non aspettare annunci a settimane: i tempi di revisione strategica raramente sono brevi.
C’è anche un lato umano. Immagina chi ha seguito ogni teaser, chi ha sognato di sedersi su una berlina lucida con schermi misurati, non invadenti, e sensori che imparano dalle tue abitudini. Vedere il cartello “pausa” alla porta fa male. Però è un segnale onesto: meglio frenare ora che consegnare un prodotto monco, senza la spinta industriale giusta.
Forse questo è il bivio reale della nuova mobilità: non la gara 0-100, ma la capacità di scegliere quando premere l’acceleratore. Nel frattempo, continuiamo a fare domande utili: di cosa abbiamo davvero bisogno quando siamo in auto? Silenzio, comfort, servizi smart. E soprattutto: chi avrà il coraggio — e la pazienza — di costruirli bene, anche se significa arrivare un po’ dopo?