Piste ciclabili

C’è chi le adora, chi le considera un ghetto, chi le vuole protette per rilassarsi quando pedala, chi interconnesse tra loro per fare percorsi più lunghi… C’è chi le vuole nel centro cittadino e chi con percorsi panoramici lontano dallo smog, c’è chi va in bici soltanto se ce ne sono, chi le trova invece inutili... Questo è ciò che spesso si sente quando si parla di pista ciclabile.

Ma cos’è una pista ciclabile?

Una pista ciclabile (o percorso ciclabile o ciclopista) è, secondo la definizione del Codice della Strada (articolo 3, punto 39): “parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi”. In parole più semplici si tratta di un percorso protetto, o comunque riservato alle biciclette, da cui il traffico motorizzato è escluso. Lo scopo di tali percorsi è separare il traffico ciclabile da quello motorizzato e pedonale, che hanno velocità diverse, per migliorare la sicurezza stradale e facilitare lo scorrimento dei veicoli. Il Codice della Strada prevede che i ciclisti utilizzino una pista ciclabile quando disponibile. Talvolta lo stesso percorso deve essere condiviso tra ciclisti e pedoni, e viene detto di conseguenza “ciclo-pedonale”. (Fonte Wikipedia).

La normativa di riferimento nazionale per la progettazione di piste ciclabili  risale al 1999 (D.M n.557) e presenta diverse lacune come sottolinea in questo lavoro Giulio Rigotti. Inoltre con la legge n.366/98 si sono stabilite le norme per finanziare interventi sulla mobilità ciclistica tra cui la realizzazione di piste ciclabili.

Al di là delle definizioni e delle linee guida di progettazione in Italia, purtroppo, tranne alcune eccezioni, la realizzazione delle piste ciclabili, soprattutto in ambito urbano, non viene fatta tenendo conto di criteri di sicurezza e di funzionalità. Molto spesso, infatti, le piste vengono realizzate senza una logica di collegamento effettivo e razionale tra punti di interesse, e senza una reale integrazione nel tessuto urbano.

Hanno, a volte, un fondo sconnesso, non sono protette da altri mezzi di trasporto, sono trascurate e hanno poca manutenzione, non rappresentano dei veri percorsi alternativi allo smog delle città. Altre volte terminano improvvisamente senza una spiegazione logica, oppure possono presentare diversi tratti in salita. Infine vengono “pensate” spesso soltanto per venire incontro alle occasioni di passeggio di tipo vacanziero (percorsi realizzati lungo i laghi o il mare), e non come una vera rete di trasporto alternativo. Pensiamo invece a come una rete ciclabile ben pianificata e realizzata potrebbe incentivare i ragazzi ad andare a scuola in bici piuttosto che in motorino…

Un pista ciclabile va perciò realizzata con cura altrimenti, come viene documentato in queste foto, si può assistere a delle "sviste ciclabili" 

C’è chi invece ha deciso di farsela da sé, la pista ciclabile, ed ecco come: in un primo caso si tratta di installare sul manubrio della bici un proiettore in grado di mostrare sulla strada l’immagine di una pista ciclabile clicca qui. Oppure come in questo prototipo non ancora in commercio chiamato lightlane, si usano dei laser attaccati alla bicicletta, per proiettare una pista virtuale attorno ad essa.

Se in Italia la situazione piste ciclabili non è delle migliori, anche all’estero ci sono dei problemi, ed un simpatico stuntman, per sensibilizzare l’opinione pubblica, mostra in modo plateale le difficoltà di circolare sulle piste ciclabili della grande Mela. Per avere una panoramica della situazione esistente delle piste ciclabili e dei vari itinerari nelle diverse regioni d’Italia, c’è questo sito http://www.piste-ciclabili.com/ in costante aggiornamento.

Infine va ricordato che, laddove non c’è spazio per riservare corsie alla bici, le amministrazioni comunali possono adottare misure di moderazione del traffico "traffic calming" in cui la strada viene concepita e progettata come uno spazio dove i pedoni e le biciclette possono circolare in modo molto più sicuro, e dove le automobili non sono le protagoniste uniche della strada.

Una misura possibile di traffic calming è l’istituzione di zone a 30 km/h. In questo caso, forse, le piste ciclabili possono anche non essere necessarie.

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