Giornata della Memoria, ecco come usavano le bici nei campi di concentramento

Non è una battuta, ma la Giornata della Memoria si può vivere anche attraverso a racconti legati al mondo della bicicletta da sempre mezzo salvifico per eccellenza. Ma di cosa stiamo parlando?

Considerato lo strumento principale d’evasione ha assunto un valore simbolico anche durante la tragedia dei lager durante la Seconda Guerra Mondiale.

Bici nazismo
Bici e campi di concentramento (Bicizen.it)

Proprio per questo attorno alla bici si muovono tantissime iniziative, idee e persone che le legano anche a situazioni molto complicate come quelle che arrivano dagli anni quaranta del secolo scorso.

Una bici salva la vita? Magari a vederla così potrebbe sembrare tutto molto eccessivo, ma in realtà è una cosa che può avere un contorno nella realtà. Al di là che lo sport fa bene alla salute, e questo ormai lo sappiamo tutti, c’è da considerare anche il fatto che simbolicamente molte cose sono legate anche al suo ideale di evasione che riesce a darci la forza anche per reagire ai momenti no. Ma cosa c’entra una due ruote con il Giorno della Memoria? Andiamo a leggerlo da vicino.

Giorno della Memoria, cosa c’entrano le bici?

L’amministrazione comunale di Stagno Lombardo è intervenuto in occasione della Giornata della Memoria per organizzare un incontro che possa riflettere a lungo sul doloroso tema della Shoah.

Oggi alle ore 21.00 andrà in scena, nella sala consigliare del Municipio, lo spettacolo “Evasione di bicicletta” che è stato scritto e sarà interpretato da Massimiliano Pegorini. L’ingresso all’evento è da considerarsi libero e gratuito fino a esaurimento posti.

Bici auschwitz
La bici e i campi di concentramento (Bicizen.it)

Lo spettacolo è tratto dallo scritto di Duccio Jachia pubblicato per La Comune nel 2012 e dal titolo “Evasione in biciclette – Diario di un giovane partigiano ebreo”. La famiglia Jachia fa parte dell’alta borghesia ebrea di Milano. L’attore Massimiliano Pegorini la racconta per far capire dei momenti davvero fondamentali della nostra storia attraverso una serie di numerose vicende complicate.

Jachia ha ricostruito una sorta di memoriale dove ha raccontato i momenti complicati legati alla sua famiglia negli anni drammatici della Seconda Guerra Mondiale visti dal punto di vista di una famiglia ebrea.

E un momento importante è legato proprio alla bici. Perché il ragazzo scappò dall’ospedale di Cremona con il padre proprio su una due ruote per arrivare in territorio casalasco. È una delle tante storie tragiche con un epilogo a lieto fine di un periodo terribile che però proprio in questa giornata non si può dimenticare e che va ricordato affinché non si possa ripetere.

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