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Sport

Haaland si concede un lusso: una Maybach Classe S in serie limitata firmata da Virgil Abloh

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Simone Tortoriello

Scopri come il talento calcistico Erling Haaland incontra l’arte automobilistica con la Maybach Classe S, un’auto rara co-creata con Virgil Abloh. Unisce stile, potenza e lusso in un’unica berlina.

Quando il talento incontra il gusto, succede che un goleador scelga una berlina che parla la lingua dell’arte. Un’auto rara, scolpita nel silenzio di un V12 e rifinita dalla visione di un designer che ha cambiato le regole del gioco.

Nel calcio moderno lo stile viaggia veloce quanto un contropiede. I campioni non comprano solo auto: costruiscono un racconto. E quando la moda entra in officina, il risultato somiglia a un oggetto che non cerca attenzione, se la prende. Succede con certe collaborazioni che uniscono mondi lontani e li rendono familiari, come se fosse naturale vedere couture e meccanica nella stessa cornice.

La notizia gira da giorni. L’idea è semplice e potente: un attaccante che riempie le aree sceglie una berlina che riempie lo sguardo. Si parla di un esemplare raro, curato in ogni dettaglio, con un prezzo che secondo le informazioni disponibili sfiora i 460.000 euro. Il cuore è classico, il vestito è contemporaneo. E il nome che firma il progetto non è uno qualunque.

Il protagonista è Erling Haaland, che si è concesso una Maybach Classe S in edizione speciale, realizzata in soli 150 esemplari e co-creata con Virgil Abloh, fondatore di Off-White e figura chiave del design degli ultimi anni. Sotto il cofano lavora un V12 da 6,0 litri, la sintesi di una certa idea di lusso: potenza senza urla, presenza senza esibizionismo.

La mano di Virgil Abloh sulla Maybach

Abloh ha lasciato un’impronta che va oltre il colore. La versione “by Virgil Abloh” della Mercedes‑Maybach S 680 sceglie un linguaggio bicolore deciso, cerchi monoblocco dal sapore rétro-moderno, interni con palette calde e dettagli sartoriali. È un’estetica che dialoga con il progetto “Project Maybach” e con la sua idea di ibridazione tra funzionalità e cultura visiva. Qui la tradizione dell’ammiraglia tedesca incontra una firma che non teme di spostare il baricentro verso l’iconico. Il risultato? Un oggetto che vive a metà tra status symbol e collezionismo. Per alcuni, un investimento. Per altri, un modo di stare al mondo.

La base è concreta. Il V12 della S 680 lavora con trazione 4MATIC e un cambio automatico che privilegia fluidità e coppia. I dati ufficiali del modello parlano di 0‑100 km/h in circa 4,5 secondi e velocità limitata a 250 km/h. Ma la cifra di questa berlina di lusso è il silenzio: materiali fonoassorbenti, sospensioni attive e una taratura che smussa ogni asperità. Dietro, è un salotto: sedili reclinabili con funzione massaggio, poggiapolpacci, climatizzazione a zone, profumazione interna e un sistema multimediale che mette al centro chi viaggia, non solo chi guida. La tecnologia di assistenza alla guida lavora in sottofondo, senza invadere; l’ergonomia, tipica Maybach, aggiunge quella serenità che pochi chilometri bastano a spiegare.

Sulla vettura specifica di Haaland non ci sono dettagli ufficiali pubblici su livrea e configurazione interna. Le immagini circolate e le informazioni di settore indicano però la scelta dell’edizione limitata firmata, con dotazioni coerenti con la serie speciale. Un dato è chiaro: 150 unità nel mondo non sono molte. E quando un calciatore di punta la mette in garage, la rarità smette di essere una cifra e diventa una storia.

C’è qualcosa di antico in questa scelta: un dodici cilindri che scivola nel traffico, quasi invisibile, come certe azioni che sembrano facili solo perché eseguite da chi le domina. Viene da chiedersi se il lusso, oggi, non sia proprio questo: fare rumore restando in silenzio. E noi, nel nostro piccolo, in quale corsia vorremmo viaggiare?

Simone Tortoriello

Classe 1996, Giornalista Pubblicista. Amante del calcio, dei motori e dello sport in generale, dopo l’esperienza fallimentare sul prato verde ho avuto maggior fortuna nel “dietro le quinte”. Grande tifoso dell’Inter e della Ferrari, sono cresciuto al momento giusto per godermi il periodo più buio della storia di entrambe.

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