Colpo di scena nel mondo delle competizioni. Una situazione del genere non si era mai verificata. Cosa sta succedendo nel dietro alle quinte.
Dopo lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, la nazionalità dei piloti ha acquisito improvvisamente importanza, tanto che molti rappresentanti del paese responsabile dell’avvio delle operazioni belliche in territorio ucraino, sono stati licenziati in tronco pur non avendo nulla a che vedere con la decisione sciagurata della politica russa.
Se il motorsport è andato giù pesante con le penalizzazioni, più leggero è stato l’approccio di altre discipline, dove gli atleti russi sono stati accettati, a patto che fossero disponibili a gareggiare in maniera neutrale.
Ora, mentre le guerra di cui sopra non accenna a rallentare e quella tra israeliani e palestinesi, ripresa più duramente lo scorso inizio ottobre, si sta facendo sempre più feroce, il tema della provenienza ha presto acquisito nuovo e ulteriore valore, portando ad una decisione clamorosa.
Gli organizzatori della Dakar, la più celebre e pericolosa gara su sabbia, hanno comunicato ufficialmente ai team iscritti alla manifestazione che prenderà il via il prossimo 5 gennaio in Arabia Saudita, di astenersi dall’applicare le bandiere adesive atte a identificare la nazionalità dei corridori, sulla carrozzeria dei veicolo. Il tutto per ragioni di prudenza.
Le tensioni geopolitiche dell’Occidente e del Medio Oriente avrebbero infatti portato i vertici della disciplina, ASO e FIA, nello specifico, ad intervenire sull’articolo 6,3 del Regolamento dell’evento, in accordo con l’articolo 21 del Regolamento Rallyes Tout Terrain del 2024 per sancire il divieto di esibire accanto al nome del driver e del co-driver di turno, qualsiasi vessillo. Tale veto è stato esteso pure al casco.
L’Arabia Saudita avrebbe quindi manifestato un certo timore di essere di nuovo bersaglio di attentati, come quello capitato nell’edizione 2022 quando su una macchina ferma al parco assistenza venne installata una bomba, o ancora quando sempre nello stesso anno fu preso di mira anche un camion, quello di Camelia Liparoti mentre si trovava in un tratto di trasferimento.
Va specificato che la normativa va a colpire l’elemento inteso come bandiera e non la tinta. In pratica se un pilota vorrà dipingere la livrea dell’auto con cui correrà con i colori della propria nazione, potrà farlo tranquillamente.
I timori legati alla sicurezza hanno dunque portato ad una modifica importante del look delle vetture, che tra l’altro è comune a tutte le discipline rallistiche. Da quanto si apprende, il Paese che ospiterà per almeno altre cinque stagioni la maratona, isolerà la carovana un po’ come è avvenuto per qualsiasi sport durante il periodo pandemico. Ciò significa che il bivacco sarà costantemente monitorato e se fino all’anno scorso c’era la possibilità di scegliere se dormire in albergo, o nel caratteristico accampamento dove tutti sono come un’unica famiglia e non esistono divisioni tra squadre, questa volta non ci si potrà muovere, per evitare di trovarsi in situazioni pericolose.
Rimasti colpiti e amareggiati da tale scelta estrema, molti dei partecipanti si sono fatti sentire in maniera vivace. Qualcuno ha addirittura minacciato il ritiro prima ancora di partire, altri invece, hanno fatto sapere che sfideranno il regolamento esponendo lo stesso l’emblema della nazionalità.
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