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Una bici, un taccuino e tante avventure: i viaggi e l’arte di Salvatore Iodice

 
di Francesca Bianco

La bici può diventare un mezzo per viaggiare ed esplorare in nostro amato stivale. Se ci aggiungi un taccuino e l’abilità nel disegnare paesaggi meravigliosi allora ottieni la storia di Salvatore Iodice, un architetto “fuori luogo”, come recita il titolo del suo libro: “Ritratto di paesaggio che scompare: appunti di viaggio e schizzi di un architetto fuori luogo“, edizione Pironti, una raccolta di disegni che raccontano di viaggi e paesaggi e del rapporto uomo- natura. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’autore.

Salvatore com’è nato il tuo rapporto con la bici?

Imparai ad andare in bicicletta in un piazzale asfaltato dove mio padre era solito portarmi la domenica mattina. Un luogo rumoroso, caotico e trafficato nei giorni infrasettimanali; ampio, assolato e silenzioso nelle domeniche d’estate. Mi spingevo lungo i viali che attraversavano grandi aiuole incolte e cominciavo ad avvertire quella sensazione di libertà che provo ancora oggi quando monto in sella alla mia bici. Libertà, autonomia ed opportunità di scoprire una realtà diversa da quella che percepiamo quando ci muoviamo con i soliti mezzi a motore. La bici ha sempre esercitato su di me il fascino della “ macchina perfetta”, un mezzo semplice, intelligente ed efficiente, così come lo sono i mezzi e gli attrezzi della tradizione marinara.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere singolari viaggi in bici?

“L’idea dei viaggi in bici, ebbe inizio nel 1992 quando incontrai un mio amico che mi illustrò il suo progetto. Più che una semplice vacanza, come l’avrebbero probabilmente interpretata in molti, Peppe proponeva di diffondere la cultura delle due ruote tra un gruppo di amici che fino ad allora non aveva mai preso in considerazione quella opportunità. Comunicammo al gruppo, tra lo scetticismo generale, che l’indomani saremmo partiti per la Sardegna con bici, tende e zaino. Ripetemmo quest’esperienza l’anno dopo, e ancora l’anno successivo fino a che non cominciammo a registrare sempre più adesioni: prima Franco, poi Carlo, poi Enzo, Maurizio ed altri che si sono avvicendati negli anni, alcuni addirittura con poca familiarità per le due ruote e che, nonostante ciò, divennero irriducibili ciclo viaggiatori da 60/70 km al giorno!

Pedalando fianco a fianco, trovavamo anche un modo nuovo di comunicare e scambiare riflessioni sui paesaggi che attraversavamo. Ricordo la sorpresa dei miei compagni, quando scoprirono che durante le soste, mi cimentavo nel fare degli “schizzi”. La passione per il disegno dal vero, mi aveva spinto sin da ragazzo a tenere un taccuino, una sorta di diario illustrato in cui ritraevo essenzialmente luoghi e che continuai a portare con me durante i viaggi in bicicletta”.

Che valenza ha avuto il viaggio in bici rispetto a qualsiasi altro mezzo di trasporto? Quali posti hai visitato? Cosa cercavi di catturare nei tuoi schizzi?

“Il viaggio in bici, come sosteneva un mio amico, è già la meta. Ritrovandosi a pedalare lungo una qualsiasi strada , attraversando i tratturi della transumanza o la via francigena dei pellegrini o la ciclopista lungo l’Adige , ci si accorge che la destinazione è solo un pretesto. La velocità, giusta e sostenibile, a cui ci costringe la bicicletta, ci fa comprendere molti più aspetti del territorio, ci fa accorgere delle mutazioni del paesaggio e percepire anche i piccoli cambiamenti. Un volo in aereo o un treno veloce ci mettono di fronte al fatto compiuto: prima lì e adesso qui, nessun’altra dimensione intermedia che valga la pena di aver conosciuto e raccontato, solo la meta del viaggio finalmente raggiunta! In bicicletta ho attraversato splendidi paesaggi in Sardegna, in Sicilia, in Trentino, in Veneto, in Emilia, in Abruzzo, nelle Marche, in Molise, nel Lazio, in Puglia, in Campania, in Calabria ed in Basilicata. Tra i luoghi che ricordo con particolare emozione vi è una masseria che prospettava su un campo dall’erba alta e particolarmente profumata, tra Salcito e Bagnoli del Trigno, in Molise. L’ho ritratta nel mio taccuino allo scopo di fissare per sempre quella sensazione, la foto non ti consente di farlo, un disegno si. Ho toccato con mano il genius loci, lì ho incontrato il Molise. I viaggi in bici fanno parte ormai della mia vita, ogni anno sono in sella con i miei amici. Sono da poco rientrato dalla Sicilia dove abbiamo percorso la costa di S.Vito lo Capo, la splendida riserva naturale dello Zingaro e le saline di Trapani”.

Che generi di ostacoli hai trovato durante le lunghe pedalate? Spostandoti avrai conosciuto anche culture e modi di vivere diversi, quale ti ha affascinato di più?

“I percorsi che cerco durante i miei viaggi sono sempre “ alternativi” alla viabilità ordinaria. Quando è possibile, si percorrono sentieri, sterrati, strade interpoderali o anche ferrovie dismesse. E’ ovvio che viaggiando con borse al seguito, la velocità è molto ridotta a causa del peso del bagaglio e la lunghezza delle tappe a volte non supera i 30 o 35 km soprattutto quando se ne sono già percorsi 20 in salita, magari sulle pietre e sotto il sole ! In altri casi si riesce invece ad arrivare a 75 o 80 km, quando si viaggia in pianura e su strade più comode. Gli ostacoli che si incontrano dipendono spesso dai contesti in cui ci si trova (urbano, periferico, campagna etc) e dalle regioni. Se guardiamo alle città, quella che in assoluto ha una viabilità ciclabile migliore è a mio giudizio Bolzano. Lì molte case prospettano sulla “ciclabile” che costituisce non una “pista”, come la intendiamo più comunemente, ma una vera e propria viabilità alternativa. Quella peggiore è probabilmente Roma. Ma gli ostacoli li troviamo anche in un sentiero, laddove qualcuno ha deciso di appropriarsi di quel passaggio interpoderale, apponendovi uno sbarramento. Si sa, l’Italia e gli italiani sono un po’ così: tutto ciò che è pubblico, può divenire nel tempo, se non controllato e lasciato a se stesso, un luogo privato.

In bici ho attraversato essenzialmente l’Italia e non so se è giusto parlare di incontro con culture diverse. Certo è che l’Italia offre una ricchezza di paesaggi e tante storie da raccontare, una diversa dall’altra.

I modi di vita che mi affascinano di più, sono quelli delle comunità o delle persone che vivono in stretto contatto con il proprio territorio e che da esso ne traggono sostentamento. Ricordo un anno che eravamo al parco dell’Uccellina, in Toscana. Ci imbattemmo in alcuni sentieri in piena maremma che terminavano con grosse recinzioni in rete metallica e filo spinato. Le bici annaspavano nel fango e non riuscivamo a ritrovare la strada giusta. Ci fermammo davanti ad una di quelle recinzioni che non sembrava facile oltrepassare. Ci raggiunsero in poco tempo alcuni uomini a cavallo, erano butteri della maremma a guardia delle vacche. Con un volteggio rapido del cavallo, un po’ nervoso per la nostra vicinanza, uno di loro sollevò dalla sella un’asta con un gancio ed aprì velocemente quella che a noi era sembrata una barriera invalicabile In quel gesto, rapido ed elegante, era racchiusa tutta la sapienza e la cultura di quegli uomini che mostravano una padronanza ed una capacità di controllo del territorio, doti indispensabili a garantire la protezione di quell’habitat. La nostra incolumità (uno di loro era armato) dipese probabilmente dalla gioiosa e colorata presenza delle bici. Uscimmo e ringraziammo”.

Ti sei spostato anche all’estero in bici?

“All’estero non sono ancora andato in bici, anche se c’è qualcosa in progetto. Voglio prima essere certo di aver conosciuto a fondo il mio paese”.

 

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