Uscire dalla crisi si può: intervista a Paolo Ermani

 
di Redazione BiciZen

Uscire dalla crisi cambiando stile di vita. Agire personalmente per il cambiamento partendo dalle scelte quotidiane perchè la vera e unica crescita è quella dell’individuo come persona.

Di questo ne è assolutamente convinto Paolo Ermani, Presidente dell’Associazione Paea (Progetti alternativi per l’energia e l’ambiente), tra i maggiori esperti nazionali di tecnologie alternative. Autore del libro Pensare come le montagne, ed.Terra Nuova, 2011, ha scritto insieme a Simone Perotti Ufficio di Scollocamento, ed. Chiarelettere, 2012.

In un periodo come questo di forte disoccupazione, di crisi economica ed energetica, sembra evidente che il sistema non regge più. Si sente spesso parlare che l’unico modo per uscirne è aumentare la crescita. E’ questa la soluzione?

“La droga è la soluzione per un tossicodipendente? Aumentandogli progressivamente le dosi lo si guarisce o lo si ammazza definitivamente? Se chiediamo ad un bimbo se possa coesistere una crescita infinita in un mondo finito, come minimo ci dirà che siamo scemi. Eppure è quello che i politici, gli economisti, gli esperti, i luminari vogliono farci credere. Materia da psicanalisti più che altro. Non servono grandi teorie, guru, pensatori illuminati per capire l’ovvio, ci può arrivare chiunque, senza essere un intellettuale o un laureato nelle migliori università. La “crisi” è la nostra vera speranza e alleata, speriamo che la benzina arrivi a costare sempre di più, che le risorse fossili finiscano il prima possibile, noi da soli, ubriachi e narcotizzati di consumismo, stentiamo a cambiare nella maniera radicale che servirebbe. Viviamo in un mondo troppo agiato per capire che ci stiamo suicidando a ritmo di techno music. E con noi ci stiamo portando nella fossa anche chi non è responsabile della nostra follia. I soldi, il potere, la crescita hanno sostituito l’intelligenza”.

Nel 2011 si sono vendute più biciclette che automobili. Secondo te è segno di una inversione di tendenza?

“Certo e sempre più persone stanno prendendo consapevolezza ma i cambiamenti devono essere tanti e concreti, non si deve perdere molto tempo pensando che qualcuno lassù nelle alte sfere ci salverà e bisogna mettersi assieme agli altri per essere più forti, più uniti per creare cultura e strutture che abbiano basi umane e tecnologiche completamente diverse da quelle che ci hanno portato alla catastrofica situazione attuale”.

Provare a migliorare la propria vita partendo dai comportamenti individuali. Quali consigli daresti a chi vuole utilizzare la bicicletta ma ancora non riesce a “scollocarsi” dall’automobile?

“Oggi se vuoi veramente fare male al sistema non vai a distruggere un bancomat ma levi i soldi dalle banche armate. Se vuoi fare del male agli inquinatori vai in bicicletta o produci energia con il solare. Tanti comportamenti individuali sgretolano il sistema, più che seguire qualche pazzo malato di ego che ci dice dove dobbiamo andare. “Scollocarsi” significa fare un ragionamento complessivo di cambiamento, la bicicletta è un grande passo e può aiutare sapere che fa bene alla salute, non inquina, ci fa assaporare il paesaggio, ci riporta a ritmi più umani e ci fa risparmiare un sacco di soldi”.

Ci sembra di capire che un vero cambiamento avviene quando si inizia a prendere in mano la propria vita, quando la rotta la scegliamo noi.

“Esatto, fortunatamente è in forte crisi l’epoca in cui si credeva a partiti o entità superiori che manipolavano in nome di interessi opposti a quelli della gente e del benessere del pianeta. Finchè delegheremo ad altri le decisioni importanti della nostra vita, non se ne esce. Se a qualcuno piace fare il leader o pensare di essere un eletto, che lo si lasci cuocere nel suo brodo, abbiamo visto dove ci hanno portato i leader e gli uomini del destino”.

In “Pensare come le montagne” parli spesso dell’importanza del valore della comunità e dell’economia partecipativa. Ci racconti un po’ cosa intendi?

“Il sistema attuale vince perchè con la nostra colpevole complicità ha scientificamente disintegrato la comunità e quando questo accade si diventa automaticamente dei perfetti consumisti/individualisti che comprano senza fine qualsiasi assurdità il sistema gli propone attraverso il mezzo della pubblicità. Non è un caso che c’è una grande sorella televisiva in ogni casa che ha veicolato in maniera perfetta il sistema del consumo senza fine. Nel momento in cui le persone recuperano il senso della comunità ritrovano il valore dei rapporti, il valore degli scambi non monetari, iniziano ad avere meno bisogno di soldi e cose da comprare e probabilmente sono anche più felici perchè felicità profonda e consumismo sono due antitesi.

Importante che però all’interno dell’economia partecipativa o le rinascenti comunità, nessuno si senta superiore o portatore assoluto di verità e invece tutti imparino dagli altri. In Italia ne abbiamo piene le scatole di Unti del Signore a tutti i livelli anche nei mondi cosiddetti alternativi, dove ogni persona che ha un seguito di più di quattro seguaci o vende qualche libro, pensa che come minimo deve diventare presidente del consiglio e gli altri sono tutti stupidi e inferiori. L’arroganza non porta da nessuna parte, basta guardare ai partiti che si scannano dalla mattina alla sera e ognuno deve dimostrare di essere il migliore di tutti, roba da persone che non hanno ancora superato l’adolescenza”.

Attraverso le proprie esperienze interiori, il recupero del contatto con la natura e delle emozioni profonde che il cambiamento può iniziare a prendere forma. E’ questa una possibile via d’uscita?

“Nel libro “Pensare come le montagne” parliamo di spiritualità proprio nel senso di un recupero del divino che c’è in noi stessi e nella incomparabile bellezza della natura. Il divino, lo spirituale non alberga in sacre scritture, dogmi, chiese e templi bensì in ognuno di noi che riportato a maggiore contatto con il posto da cui tutti veniamo cioè la natura, può rifiorire a nuova vita e ne riscopre la meraviglia e profondità. Ci siamo fatti rinchiudere in un mondo artificiale, disumano, brutto e inquinato ma possiamo scegliere, possiamo cambiare e possiamo farlo qui ed ora”.

 

Paolo Ermani


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